Demenza in idrocefalo normoteso: importanza della diagnosi precoce per un corretto recupero cognitivo oltre a quello neuromotorio

Il caso è molto interessante. Si tratta di un paziente che aveva iniziato a lamentare una sintomatologia aspecifica, per cui si era inizialmente recato dall’oculista, che aveva escluso problematiche di sua competenza e aveva consigliato una valutazione neurologica.

Il paziente non manifestava ancora i segni di tipi dell’idrocefalo non ostruttivo (che sono una paraparesi associata a incontinenza urinaria e decadimento cognitivo ingravescente), ma solo un lieve deficit visivo di tipo campimetrico (ovvero presentava una riduzione del campo visivo).

Fu comunque inviato all’esame di RMN encefalo che evidenziò un evidente idrocefalo triventricolare (ovvero riguardante i due ventricoli laterali e il terzo ventricolo, con risparmio del quarto ventricolo). Il quadro clinico e neuroradiologico non fu subito trattato per una certa stabilità fino  a che, l’anno scorso, fu trattato mediante derivazione ventricolo peritoneale per comparsa di incontinenza urinaria e paraparesi.

L’ultima RMN pre intervento, quella che, unita al quadro clinico, suggerì l’intervento, è quella che presento. In rosso troverete indicati i ventricoli allargati, in verde l’essudato di liquor che dai ventricoli penetra nella sostanza bianca cerebrale, segno di un aumento di pressione nei ventricoli.
Questo dato (il trasudato) è uno dei segni che suggeriscono intervento, poichè è indice di una sofferenza della sostanza bianca periventricolare.

Dopo l’intervento, il paziente recuperò sia la forza agli arti inferiori che la continenza ma, ahimè, iniziò a manifestare un deficit progressivamente ingravescente di memoria e attenzione. Ai test neuropsicologici di recente eseguiti, si conferma uno scadimento delle funzioni prettamente sottocorticali (attenzione, funzioni visuospaziali ed esecutive) con riverbero su quelle mnesiche, come nei casi di idrocefalo avanzati.

Il caso è interessante perchè prova ulteriormente come l’intervento di derivazione vada fatto quanto prima, in quanto alcuni segni, pur non ancora presenti, possono presentarsi in successivo momento come indice di una progressione del danno, che si manifesta anche nei momenti successivi ad intervento. Di questi segni, mentre quelli motori, tendono a regredire col tempo (sempre che l’idrocefalo non sia giunto a livelli di gravità eccessivi), quelli relativi alla continenza e (soprattutto) al decadimento cognitivo/demenza, tendono a restare. In questo caso, la continenza è stata recuperata ma è comparso un decadimento cognitivo (non ancora dementigeno) che è stato subito messo in terapia con Memantina e che andrà monitorato nel tempo per verificarne la stabilizzazione.

Vi allego le immagini, molto interessanti e di impatto.

2 Commenti

  1. carmelo

    Da questa attenta lettura deduco che si deve stare molto attenti a tutto quello che ci suggerisce il nostro corpo e soprattutto a ogni piccolo campanello d’ allarme

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    1. Mirko Avesani (Autore Post)

      Ciao Carmelo!!!

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