RUOLO DEL GINGKO BILOBA NELLA PREVENZIONE DEL DANNO OSSIDATIVO CEREBRALE: PRESENTAZIONE DI UNO STUDIO SU PAZIENTI AFFETTI DA DECADIMENTO COGNITIVO LIEVE

E’ appena uscita una interessante monografia (Supplemento a Med Selection n. 2/2018, periodico di divulgazione medico scientifica), a firma del dr. Rigamonti, del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università di Milano, dal titolo “Estratto di Ginkgo biloba nei disturbi cognitivi: dai meccanismi d’azione agli studi clinici”.

Il Gingko biloba è noto da secoli per scopi medicamentosi, così che, agli inizi degli anni ’70 fu brevettato, dal dr. Schwabe (Germania) una metodologia analitica per estrarre chimicamente i principi farmacologicamente attivi. Attualmente il Gingko biloba ha una concentrazione standardizzata: 24% di flavonoidi (quercetina, kaempferolo, isoramnetina), 6% di terpenoidi (di cui il 3% è composto dai ginkgolidi A,B,C,J e il 3% da bilobalide), e il 5-10% di acidi organici.

Si ritiene che i flavonoidi e i terpenoidi siano i composti farmacologicamente attivi del Gingko biloba.

Una moltitudine di studi preclinici ha dimostrato che il Gingko biloba possiede spiccate proprietà neuroprotettive per cui, oggi, risulta ampiamente utilizzato nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi cognitivi età-correlati o associati a patologie neurodegenerative e/o cerebrovascolari.

La distribuzione a livello di specifiche aree cerebrali come corteccia e ippocampo potrebbe spiegare i benefici effetti del Gingko biloba sulla funzione cognitiva come l’apprendimento e la memoria.

I MECCANISMI DI NEUROPROTEZIONE AVVENGONO SU DIVERSI LIVELLI, ORA RIASSUNTI IN BREVE.

  1. Attività antiossidante

L’ipotesi che gli effetti benefici siano principalmente riconducibili all’attività di neutralizzazione dei radicali liberi (scavenger) è sostenuta da numerosi studi in  vitro e in vivo.

Oltre ad una azione sulla produzione dei radicali liberi dell’ossigeno (ROS), mediante loro neutralizzazione, Gingko biloba può anche stabilizzare lo stato redox della cellula, aumentando l’espressione genica di enzimi che svolgono attività antiossidante. Si ritiene che la frazione contenente flavonoidi sia quella principalmente responsabile delle proprietà antiossidanti di Gingko biloba. Da qui deriva l’importanza che l’estratto di Gingko biloba che si intende somministrare per scopi preventivi o terapeutici sia costituito da un appropriato mix di flavonoidi e altri principi farmacologicamente attivi.

2. Effetti protettivi sulla funzione mitocondriale

E’ noto che diverse alterazioni a carico della funzione mitocondriale sono state associate agli eventi neuropatologici alla base della Demenza di Alzheimer (AD) e di altre demenze neurodegenerative.

Alcuni studi hanno dimostrato che Gingko biloba esercita effetti protettivi sulla funzione mitocondriale. Questa azione può anche contribuire, in definitiva, alle proprietà antiossidanti descritte nella precedente sezione, posto che i mitocondri sono la “centrale energetica della cellula”, centrale che, se funzionante in maniera scorretta, porta alla produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS).

3. Effetti antiapoptotici

L’apoptosi è implicata nella patogenesi di diverse patologie neurodegenerative, come l’AD. Le azioni anti-apoptotiche di Gingko biloba si esplicano a più livelli, implicando il coinvolgimento sinergico di multiple vie di trasduzione del segnale intracellulare che indirizzo la cellula all’apoptosi (“morte programmata”). Tra i diversi meccanismi protettivi vi è il mantenimento di integrità della membrana mitocondriale, l’inibizione del rilascio del citocromo C dai mitocondri, bloccando così la formazione dell’apoptosoma e la cascata apoptotica delle capsasi, l’aumento di trascrizione di una proteina anti-apoptotica (bcl-2), la diminuzione di trascrizione di una proteina apoptotica (caspasi 12), ed altri meccanismi.

4. Effetti anti-infiammatori

Gingko biloba si è dimostrato capace di possedere effetti anti-infiammatori. Questi sono attribuiti all’azione combinata di ginkgolidi e flavonoidi. L’azione può essere correlata all’antagonismo per il fattore attivante le piastrine (PAF), un derivato lipidico che regola il rilascio delle citochine nelle risposte infiammatorie.

Inoltre, i flavonoidi inibiscono la lipossigenasi, il principale enzima che regola la sintesi dei leucotrieni.

Uno specifico flavonoide presente in Gingko biloba, precisamente la quercetina, sarebbe un antagonista del PAF.

 

STUDI CLINICI AD OGGI ESEGUITI: RISULTATI      .

La dimostrazione dell’efficacia di Gingko biloba è un argomento di attiva discussione scientifica, posto che diversi studi preclinici sono risultati molto promettenti.

Diversi studi clinici hanno dimostrato un miglioramento della funzione cognitiva nei pazienti con AD o altre forme di demenza di grado lieve o moderato. Il 27% dei pazienti raggiungeva un miglioramento di almeno 4 punti nella scala ADAS-Cog rispetto al 14% dei pazienti trattati con placebo (p=0,005), il 37% migliorava alla scala GERI rispetto al 23% dei pazienti trattati con placebo (p=0,03).

Lo studio di Le Bars [pubblicato su Jama, 1997, n. 278: pp. 1327-13332] dimostra che Gingko biloba è capace di stabilizzare la funzione cognitiva e il funzionamento sociale, anche se per un periodo di tempo limitato.

Le conclusioni sono che, rispetto al placebo, il Gingko biloba stabilizza la funzione cognitiva e le attività della vita quotidiana in maniera oggettiva (dimostrato alla scala ADAS Cog) quando somministrato a pazienti con declino cognitivo lieve-iniziale (meglio in fase non dementigena, ovvero di MCI: mild cognitive impariment, decadimento cognitivo lieve).

Senza considerare la dose, è necessario un trattamento prolungato (almeno 5 mesi) perché si possano osservare clinicamente gli effetti benefici di Gingko biloba.

Nelle figure 2,3,4,5,6 si esemplificano gli effetti più significativi di Gingko Biloba e i risultati più interessanti degli studi ad oggi condotti

 

CONCLUSIONI DELLO STUDIO.

Il Gingko biloba è un estratto purificato secondo procedure internazionalmente standardizzate. Si tratta di un mix di sostanze neurattive con differenti proprietà farmacologiche, principalmente flavonoidi e terpenoidi. Diversi studi clinici con appropriato disegno sperimentale (multicentrici, randomizzati, placebo-controllati e in doppio cieco), condotti in un adeguato numero di pazienti con demenze senile (neurodegenerativa e/o cerebrovascolare)  in differente stadio evolutivo di malattia e gravità (da lieve a moderata) hanno dimostrato che Gingko biloba, somministrato per un  tempo adeguato, è capace di stabilizzare la funzione cognitiva, il funzionamento sociale e la gestione delle attività della vita quotidiana, effetti che si mantengono fino alla fine del periodo di valutazione.

Infine, sono state pubblicate alcune meta-analisi che confermano l’efficacia di Gingko biloba (somministrato per almeno 22 settimane) su funzione cognitiva e parametri correlati.

Per quanto riguarda il profilo di tollerabilità, il Gingko biloba, che, commercializzato da molti anni, è stato assunto da decine di migliaia di pazienti con comorbidità e in politerapia, si è dimostrato sicuro con eventi avversi comparabili per frequenza e severità a quelli del  ruppo placebo.

Ulteriori studi sono necessari per meglio identificare le proprietà farmacologiche dei singoli componenti di Gingko biloba, che, testati singolarmente, potrebbero essere somministrati come singolo farmaco o costituire il congenere su cui sviluppare una nuova classe di farmaci per la prevenzione e/o trattamento dell’AD e di altre patologie neurodegenerative correlate.

Nella figura 7 viene esemplificato il risultato clinico dell’uso di Gingko biloba (miglioramento del paziente ad una scala oggettiva, come la ADAS Cog, che valuta il paziente nel complesso).

 

Mi è sembrato un buon lavoro, da condividere col pubblico che mi segue.

In sostanza, quello che ne possiamo ricavare come messaggio riassuntivo è una utilità di Gingko biloba anche come prevenzione del danno da radicali liberi, che pare essere uno dei fattori scatenanti le patologie neurodegenerative. Non sarebbe male pensare di usarlo anche nel paziente anziano SANO, come forma di prevenzione.

 

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